Mete da non perdere: la Cappella di Sansevero a Napoli

Napoli è una città poliedrica, unica al mondo per tanti aspetti; al suo interno, però, nel cuore del centro storico, ospita un luogo che è decisamente unico per conto suo, fuori dall’ordinario e quasi, sembrerebbe, anche dal tempo e dallo spazio, immerso in un nugolo di leggende, dicerie e miti esoterici e gremito di opere d’arte talmente spettacolari da apparire come prodigi alchemici: parliamo della meravigliosa Cappella Sansevero.

Incanto e mistero

Già le origini di questo luogo sono avvolte nella leggenda: c’è chi dice che sia sorto su un antico tempio di Iside (la divinità egizia legata alla maternità e alla fertilità), chi giurerebbe che tutto sia legato ad una apparizione della Vergine che avrebbe compiuto il miracolo di far scarcerare un uomo condannato ingiustamente; fonti storiche, invece, testimoniano che la nascita della cappella sarebbe avvenuta grazie… ad un omicidio. Sembrerebbe, infatti, che nella notte tra il 16 e il 17 Ottobre 1590, Carlo Gesualdo da Venosa avrebbe ucciso sua moglie, Maria D’Avalos, ed il suo amante, Fabrizio Carafa, figlio di Adriana Carafa della Spina, seconda moglie di Giovan Francesco di Sangro e prima principessa di Sansevero. Sarebbe stata proprio la donna a volere erigere questo luogo, nella speranza che potesse fare da voto per salvare l’anima del figlio. I lavori iniziarono nel 1593 e, vent’anni dopo, si decise di ampliare la metratura per ospitare le spoglie di tutti gli appartenenti alla famiglia nobiliare dei di Sangro.

Nonostante la cappella conservi ancora le opere realizzate nel corso del Seicento, il suo assetto è drasticamente cambiato con l’arrivo dell’enigmatico principe Raimondo di Sangro, intorno alla cui figura aleggiano, ancora oggi, infinite leggende intrise di orrori e misteri. Un uomo ossessionato dalla scienza, dal rincorrere la perfezione dell’arte e dalla voglia di sorprendere, tanto che commissionò una serie di lavori ad artisti influenti del tempo, finanche a indebitarsi per portare a termine i suoi progetti.

Oggi, alcuni elementi dell’assetto di quel periodo sono andati perduti, come il ponte che collegava la cappella all’adiacente palazzo di famiglia, alcuni affreschi ed il labirinto impresso sul pavimento, a causa di una pesante infiltrazione che interessò gli ambienti a fine Ottocento.

Un principe oscuro

Volontà di Raimondo di Sangro era, certamente, creare un luogo che desse testimonianza della grandezza del suo casato, ma la sua personalità eccentrica, in realtà, gli permise di arrivare molto più in là; la sua figura è rimasta impressa nella memoria dei napoletani e le leggende che lo coinvolgono si tramandano, ancora oggi, di generazione in generazione, attraverso i racconti di quei bagliori che, a notte fonda, si notavano nelle cantine del palazzo di famiglia, ed ispirate anche dalle stesse opere ubicate nel museo, dalle fattezze e dalle particolarità così uniche da sembrare… non umanamente possibili.

D’altro canto, anche la morte del principe sembra sia legata ai suoi esperimenti: avrebbe, infatti, inalato una sostanza fatalmente tossica.

Le meraviglie della cappella

Sarebbe impossibile elencare in poche righe tutte le incredibili opere custodite all’interno di questa cappella, letteralmente gremita d’arte.

Appena entrati, di certo, “l’anima” del visitatore viene letteralmente rapita da quella figura marmorea centrale invidiata da mezzo mondo: il Cristo Velato. L’artista che era stato designato a questo lavoro incredibile riuscì a portare a termine solo una bozza, morendo nel 1752 e lasciandola in eredità al fortunato, e talentuoso, Giuseppe Sammartino, il quale ha dato vita ad una scultura che non ha eguali, in nessun altro punto del pianeta: la sagoma di Gesù dolcemente avvolta da un velo di marmo che sembra così sottile e reale dall’aver alimentato ulteriori leggende. Si diceva, infatti, che il principe di Sansevero avesse accecato lo stesso scultore per vietargli materialmente di realizzare anche solo un’opera rassomigliante questa e dello stesso spessore artistico. Ancora, lo stesso velo è stato pensato come il risultato di una trasformazione alchemica di un vero mantello in tessuto (la cosiddetta “marmorizzazione“).

Anche le Macchine Anatomiche hanno, per secoli, alimentato moltissimi miti.

Si tratta di due scheletri (veri e completamente scarnificati), di un uomo e di una donna, in cui sono messi in vista anche vasi sanguigni e l’intero apparato circolatorio; ai piedi della donna, inoltre, era adagiato anche un feto che è stato trafugato alla fine dello scorso secolo. La leggenda vorrebbe che si trattasse di due servi del principe, uccisi e poi mummificati iniettando nelle loro vene del mercurio; in realtà, studi recenti hanno chiarito come le ossa siano reali, mentre tutto il resto sia una ricostruzione perfettamente realizzata con materiali sintetici (cera, seta, coloranti etc).

Altra incredibile presenza è quella della statua della Pudicizia: dedicata alla madre di Raimondo di Sangro, morta un anno dopo la sua nascita, porta anch’essa un velo adagiato su una figura eterea ed eternamente nostalgica, che fa eco non solo al Cristo Velato, ma anche alla adiacente scultura del Disinganno, dedicata al padre, reo di aver abbandonato il figlio ai nonni, dopo la morte della consorte, per condurre una vita dissoluta e legata ai vizi, pentendosi, poi, soltanto alla fine della sua vita e cercando ristoro in una vita sacerdotale; qui, il velo è sostituito da una rete che intrappola l’uomo che appare davvero realistica.

Anche se non più interamente visibile, come abbiamo anticipato, il pavimento era decorato con un labirinto enigmatico su cui, ancora oggi, gli studiosi si interrogano: il principe, primo Massone napoletano, probabilmente lo avrebbe interpretato come una continua, instancabile e perenne ricerca della verità.

Tantissime altre sono le curiosità che circondano questi luoghi e la figura del principe di Sansevero, come moltissime sono le ulteriori opere custodite all’interno della cappella che vale la pena visitare, almeno una volta nella vita.

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