Gragnano: la Città della Pasta… e del Panuozzo!

È conosciuta in tutta Europa come la Città della Pasta ma, in realtà, Gragnano offre ai suoi visitatori molto di più: panorami mozzafiato, la vicinanza dei Monti Lattari – con la loro tradizione gastronomica a base di prodotti caseari – e, ovviamente, il gustosissimo panuozzo.

La storia

La storia di Gragnano assomiglia, per certi versi, a molte altre cronologie dei territori campani: i primi insediamenti osci risalgono al secolo I a.C. e la nascita vera e propria avviene ad opera dei romani, in particolare del console, militare e dittatore Silla che, per domare la rivolta della vicina Stabia (l’attuale Castellammare di Stabia), vi eresse una fortificazione che ospitò diversi rivoltosi stabiesi, che formarono qui un primo vero nucleo urbano; una popolazione che crebbe sempre di più, soprattutto dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che portò sciami di persone a cercare riparo e rifugio entro i suoi territori: testimonianza sono le numerose ville romane ritrovate in loco, insieme ai resti di quel che era, certamente, una vita condotta sulla base di un’economia agricola, tra coltivazioni, allevamenti e caccia. Una tradizione food che è rimasta immutata nel tempo, nonostante le epoche travagliate che, dopo la caduta dell’Impero Romano, i cittadini hanno dovuto sopportare. In effetti, prima che il territorio venisse ammesso alla Repubblica Marinara di Amalfi nel X secolo, trovando così un po’ di pace, furono tantissimi i barbari ad invaderla tanto che gli abitanti dovettero rintanarsi più in alto, in alcune fortificazioni visibili ancora oggi sulle montagne.

Nel 1131 fu la volta dei normanni e, finalmente, con Guglielmo II “il buono”, cominciò un periodo di prosperità con la realizzazione dei primi pastifici, che riuscirono a resistere anche alle orribili epidemie di colera del Seicento.

Le Guerre Mondiali portarono altri guai, morti e danni in città ma, nonostante molti fossero emigrati e tante aziende (inclusi alcuni pastifici) furono costrette a chiudere i battenti, Gragnano non si arrese, anzi: rispose con un incredibile boom demografico; nel 1980 avvenne la scissione dal neo-Comune di Santa Maria la Carità e il terremoto dell’Irpinia portò altro dolore, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la tranquillità e la tradizione gastronomica imperante hanno reso la cittadina famosa non solo in Europa, ma nel mondo.

La città

Sono tanti i ruderi presenti sul territorio, a partire dalle 5 torri e dalle 2 porte, passando per l’unico arco napoleonico campano – che compare proprio qui – e alla meravigliosa Valle dei Mulini che incanta i turisti di ogni angolo del pianeta e che ospita il famoso presepe realizzato dagli artigiani locali.

Vi sono anche alcune chiese disseminate attraverso il tessuto della città.

Food

Ma Gragnano non sarebbe così famosa se non possedesse anche una radicatissima tradizione gastronomica: la sua pasta, IGP dal 2013, esiste da 500 anni e fu uno degli alimenti che riuscì a nutrire i cittadini quando la carestia copì il Regno di Napoli. Il suo clima era particolarmente favorevole all’essiccazione dei maccheroni dorati che qui venivano sapientemente forgiati e, anzi, si dice che la stessa organizzazione della città, ad un certo punto, si sia modificata proprio per andare incontro alle esigenze dei pastifici: pare, infatti, che nel XIX secolo sia stata riprogettata in modo che il sole arrivasse sulla pasta ogni ora!

Questa essiccazione a basse temperature rende il prodotto “elastico”, in grado di non spaccarsi durante la cottura, ed inoltre la trafila in bronzo garantisce quella porosità particolare che trattiene il sugo, dando vita a piatti perfetti in estetica e gusto.

Ma Gragnano è anche la città del panuozzo che solo qui vede la sua declinazione originale: un panino, probabilmente nato nel secondo dopoguerra, fatto con l’impasto della pizza e cotto nel forno a legna. Particolarmente fragrante e dalle dimensioni importanti (30 centimetri), spesso è diviso in due e mangiato in coppia ed ospita farciture genuine e gustosissime.

Insomma, una città tripudio di contaminazioni, tradizioni… e resilienza!

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